Google Panda 4.0 & seo: All About CTR?

Ipotesi sugli sviluppi e penalizzazioni del nuovo Panda 4.0

 

Questo articolo è basato interamente su constatazioni e ipotesi dell’autore, e potrebbe non riflettere in alcun modo la realtà.

 

La seo, così come i motori di ricerca, è in costante evoluzione. E’ arrivato da poco, come accennato da Google, il colosso della ricerca mondiale, il nuovo aggiornamento del Panda, ovvero quell’insieme di algoritmi Google che penalizza i siti con contenuti “di scarsa qualità”. “Google is rolling out our Panda 4.0 update starting today”, questo il tweet di Matt Cutts che bruscamente apre nuovamente le danze.

Beh, giusto alcuni giorni dopo l’annuncio e la (mia) scoperta di questo nuovo update, mi succede una cosa alquanto strana, nonché allarmante. Il mio viene, per metà, DEINDICIZZATO. Eh si, non ho sbagliato a scrivere, dal bell’e buono il mio sito, anzi parte di esso, scompare dalle SERP. Il mio primo pensiero ha ricondotto questo strano accadimento al nuovo update, chiamato Panda 4.0

Come spiega Matt Cutts al Search Marketing Expo 2014 (Seattle), l’algoritmo che stanno sviluppando è composto da più parti, con ognuna delle quali probabilmente i team di Google stanno facendo esperimenti, e che impattano quotidianamente i risultati di ricerca.

Nonostante Matt Cutts indichi come Panda 4.0 non sia una “penalizzazione” vera e propria (come mostrato nel video in basso), ho comunque associato la deindicizzazione parziale del mio sito (alquanto strana) al nuovo Panda, e cercato di trovare (come sempre cerco di fare) un filo conduttore.

Ma come mi sono accorto della de indicizzazione del mio sito? Il primo allarme me lo da Webmaster Tools di Google. Entrando nell’account del mio sito scopro che le impressioni che il mio sito riceve sono calate drasticamente (di circa il 50%). Allarmato, vado subito in Google Search per controllare un po’ cosa sta succedendo.

webmaster tools socialengagement

Attraverso alcuni strumenti di monitoraggio del mio posizionamento per parole chiave, e da analisi delle SERP, mi rendo conto che il mio sito è scomparso per alcune delle parole chiave che a me stavano più “a cuore” (una di queste, servizi seo, che spiega attività, tariffe e costi della mia consulenza).

Quindi, allarmato, cerco di investigare più in profondità. Da un rapido controllo con “site:” e nome del sito mi rendo conto che molte delle pagine del mio sito erano state penalizzate, anzi DEINDICIZZATE completamente dalle SERP di Google. Ebbene si, l’URL dei miei , per il quale ero in prima pagina, era stato completamente spazzato via dalle SERP (prima in 100esima posizione, poi via completamente, neanche trovabile con una ricerca site:nomedominio inurl:servizi-seo).

Quindi controllo ancora più in profondità altri dei miei URL, rendendomi spaventato conto di essere stato, probabilmente, penalizzato dal caro vecchio Google. Caspita! Chi se lo sarebbe mai aspettato? Di beccarsi una penalizzazione dopo aver sempre, scrupolosamente, seguito le linee guida di Google per i webmaster ed aver sempre con attenzione rispettato i dettami del white hat seo?

Ebbene si, ero stato penalizzato, perché non sapevo esprimere in altro modo l’esclusione integrale di alcuni URL dall’indice di Google. Quindi, leggendo da Matt Cutts su Twitter di questo nuovo aggiornamento algoritmico, del Panda 4.0, ho subito sommato le due cose, arrivando alla amara constatazione di essere stato colpito anch’io da questo nuovo update seo.

Avendo a questo punto cercato di capire le possibili cause di questa forte e probabile penalizzazione da me subita (che aveva tolto dall’indice molte delle pagine del mio sito) ho pensato di indagare più in profondità, e dare il mio parere su quello che sembrava essere l’elemento fondamentale di questa nuova ricetta del caro Google.

Molte delle pagine del mio sito web, come ho già detto, erano state penalizzate, scomparendo completamente dall’indice dei motori di ricerca. Questo all’inizio mi ha fatto entrare nel panico, come capiterebbe a chiunque si vede metà sito deindicizzato per via di un nuovo cambio degli elementi di questo algoritmo matematico, che stabilisce quale sito arriva al primo posto rispetto a quale.

Dopo lo sgomento iniziale, e forse un pò di mal di testa da tecnologia ho iniziato a riflettere. Ebbene si, ho iniziato a riflettere, e, siccome non sono un black hat seo, uno spammer o un hacker dello spam online, essendomi anche un po’ intristito per il brutto tiro che mi aveva fatto Google, ho riflettuto ancora più a lungo. Tanto che per il troppo riflettere, oltre che per una postura scorretta ed una vita sedentaria passata d’avanti al PC, mi son beccato pure un’artrosi cervicale, che mi è costata 100 euro e un po’ di esercizi per il collo. Ma ciò non mi ha fermato dal ragionare e dal pensare.

Pensando e chiedendo a me stesso come mai proprio io, che ho sempre cercato di non sfociare nello spam delle penalizzazioni, potessi essere stato colpito da questo nuovo Panda, il 4.0

Investigando nei meandri della mia mente, una volta passato lo sgomento iniziale della deindicizzazione di mezzo dominio, ho pensato che, in realtà quello che Google aveva fatto, era proprio quello che pensavo e volevo fare anch’io: deindicizzare la metà delle pagine del mio sito, in quanto, a pensarci bene (io stesso lo avevo un po’ pensato), non davano troppo valore aggiunto all’utente finale, e molte di queste erano principalmente state realizzate per testare lato seo il posizionamento sui motori di ricerca. Ebbene si, forse l’utente finale non avrebbe trovato molto interessanti alcune di queste pagine che erano state penalizzate.

Un tassello dell’enorme muro tra me e Google iniziava quindi a sgretolarsi. Questi pensieri non sono ovviamente venuti da soli, ma sempre tra analisi, estrazioni e report su Analytics e Webmaster Tools, ormai fedeli compagni di viaggio.

Ecco quindi che un po’ di dati interessanti si iniziano ad intravedere. Ad un certo punto, analizzando il traffico al mio sito, mi rendo conto di una cosa abbastanza (a mio parere) interessante. Nonostante la metà delle mie pagine fossero state penalizzate (di ciò ero sicuro, in quanto avevo provato diversi URL per i quali avevo perso posizioni, e non erano sicuramente presenti nell’indice di Google, in quanto avevo testato in vari modi la loro presenza), il traffico al mio sito era rimasto pressocché invariato, ovvero non avevo ricevuto penalizzazioni in termini di traffico.

Cosa alquanto strana, se si pensa che molte delle mie pagine online erano state deindicizzate. Beh, a questo punto le mie idee iniziavano a schiarirsi: le pagine che erano state penalizzate non erano interessanti per l’utente, quindi già Google aveva deciso di non farle arrivare tra i primi 3 posti (che ricevono oltre il 70% dell’intero traffico per quelle determinate keywords) e quindi, probabilmente, queste pagine già non ricevevano alcun traffico organico. Forse è proprio questo, pensai, il motivo della penalizzazione.

Quindi, per continuare la mia analisi, sempre tra Analytics e WMT ho fatto delle ricerche in relazione a CTR e impressioni di queste pagine penalizzate. Ed ecco arrivare un’ulteriore conferma: le pagine che non erano più in indice avevano una CTR pressoché pari a 0.

I tasselli iniziavano a ricongiungersi: mezzo sito deindicizzato, traffico pressoché invariato, CTR delle pagine penalizzate quasi pari a 0 (rispetto alle impressioni, che comunque spesso superavano le 100 per ogni pagina / parola chiave monitorata).

Dopo questa mia analisi sono 2 le azioni da me intraprese, non per porre rimedio ma per un cambio di strategia globale (che, ovviamente, non sto qui a spiegare). Innanzitutto ho aggiornato la grafica e la struttura del mio sito web (che, effettivamente, aveva bisogno di un update da un po’, ma per mancanza di tempo non avevo ancora fatto). Poi ho sistemato alcune delle pagine che erano fatte meglio e avrei voluto mantenere, e le ho rimandate in indice con Webmaster Tools.

Nel frattempo altre cose sono successe: ho risposto al tweet di matt cutts sul Panda 4.0, comunicando implicitamente la mia idea sul nuovo algoritmo, con la domanda “is it all about CTR?”

twitter matt cutts social engagement panda 4.0 ctr

Tra l’altro una domanda simile è stata posta al Search Marketing Expo a Matt Cutts da Danny Sullivan (evento del quale parlo in un nuovo articolo sulle novità seo nel 2014), e Cutts chiaramente afferma che, nello sviluppo del nuovo update Panda 4.0 ci sono stati dei casi nei quali effettivamente si sono deindicizzati dei siti per un “errore tecnico”, che sono poi stati rimessi in indice. Il punto della conferenza in cui si parla di questo specifico problema è qui. Che stessero parlando anche della mia penalizzazione?

E, infine, sono stato co citato dall’autore di uno dei siti web sulla seo più influenti .

Tutto questo ha portato ad una conclusione evidente. Il mio sito, in un modo o nell’altro, è ritornato nell’indice di Google. Non chiedetemi il perché, la risposta più semplice che mi sono dato è stata: il sito non era più in indice per qualche arcano e misterioso bug o motivo (della certezza che il sito, per metà, non fosse in indice, non ho dubbi, in quanto l’ho cercato in tutti i modi, tra tutti il site: inurl: o ricerca del titolo con le virgolette), e subito dopo aver rimandato in indice una pagina (modificata di poco), questa insieme a tutte le altre sono state re indicizzate (il giorno dopo il mio “fetch with googlebot” avevo di nuovo il sito per intero in SERP).

Le risposte più stravaganti rimandano la mia mente al tweet a Matt Cutts e ad un fantomatico robot che terrorizza la nazione seo con le sue co occorrenze e la sua grammatica algoritmico semantica. Ma sicuramente saranno soltanto fantasie della mia mente contorta 🙂

Di una cosa sono certo: per diventare un buon seo, il primo passo fondamentale è quello di capire veramente e totalmente (semmai sarà possibile) come funzionano i motori di ricerca.

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