Siti Web in Italia e all’estero: seo, Google & Link tra Siti

Come vengono trattati (lato seo) i web che un webmaster ha e all’estero?

Da un pò di tempo mi chiedevo come Google considerasse (lato seo) le diverse proprietà (chiamate anche “siti web“) che un webmaster ha sul web, sia in Italia che all’estero.

Mi sono chiesto: ma Google guarda davvero registrante e proprietario di ogni dominio presente sul web?

Beh, tale informazione, tra l’altro, non è nemmeno difficilmente reperibile se si consultano strumenti gratuitamente offerti online per controllare la privacy whois.

Spesso mi sono chiesto se fosse opportuno o meno linkare un ad un altro dello stesso webmaster, come fare a passare un po’ di autorevolezza che un dominio ha acquisito nel tempo ad un altro appena creato, ma che magari ha le intenzioni (nella sua realizzazione) di continuare il lavoro iniziato con il primo dominio, se questo fosse possibile in un “white hat world”, oppure se provare a passare un po’ di link juice e di autorevolezza da un sito ad un altro dello stesso autore sarebbe stato considerato spam per Google e i motori di ricerca in generale.

Siti Web in Italia e allestero: seo, Google & Link tra Siti google link seo siti web

Questa domanda mi è frullata nella testa per diverso tempo, tanto che ho fatto delle prove e degli esperimenti, ma con pochi risultati, anche a volte per paura di essere considerato uno spammer dal motore di ricerca.

Forse il motivo è che non avevo ancora trovato il metodo giusto. La risposta alle mie domande è arrivata dopo diverso tempo, e c’è un video di Moz, della loro Whiteboard Friday, che mi ha aiutato a trovare i tasselli mancanti, e che quindi vorrei condividere con voi, miei cari lettori.

Ma prima di farlo, condivido con il lettore del mio blog (iscrizione alla newsletter disponibile in basso) ciò che sono arrivato a concludere: E’ sicuramente possibile collegare i diversi siti che un webmaster ha, e (infatti, per logica) non dovrebbe esserci nulla di male nel farlo.

Ciò che non va bene è linkare i diversi siti soltanto per passare juice da un sito all’altro, per fare quindi mera link building, in questo modo rischiando penalizzazioni seo da parte di Google, oppure soltanto la scarsa considerazione che i motori di ricerca avrebbero verso tali segnali.

Ma come fare per unire i diversi siti gestiti da uno stesso webmaster, al fine di rendere tutto il più naturale possibile? Beh, la risposta, a mio avviso, è che bisogna che l’unione sia effettivamente naturale. E’ giusto che un webmaster passi un po’ del valore che un suo dominio ha acquisito nel tempo ad un suo altro dominio del tutto nuovo, ma ciò va fatto con logica, e soprattutto con “naturalezza”.

In che senso? Nel senso che innanzitutto bisogna stabilire degli obiettivi: Perché si vuole collegare un sito ad un altro? E’ utile per l’utente riscontrare una simile relazione tra siti web? Oppure lo si vuole fare soltanto per posizionarsi meglio attraverso mera attività di link building?

Se un sito viene realizzato con lo scopo di “allargare” un altro sito, fornendo nuove informazioni, dando nuove opportunità al visitatore, beh, in tal caso una “unione” pacifica dei siti è un’ottima soluzione. Ma come farlo?

Google prende sicuramente in considerazione molti fattori nel determinare il posizionamento di un sito web, ma cosa sa Google di noi come amministratori e webmaster dei nostri siti, e come utilizza queste informazioni?

Ecco quindi che la Whiteboard Friday di Moz arriva a dare un po’ più di risposte nel momento giusto. Ed ecco perché voglio condividerla con te che stai leggendo!

In questa Whiteboard viene spiegato come Google sappia quali siti web un webmaster controlla, e perché è importante. Domande quali “Quanto sa Google sui siti che gestiamo come webmaster o proprietari?” piuttosto che “Queste informazioni possono essere utilizzate a vantaggio del webmaster? Oppure per danneggiarne la reputazione?” sono domande importanti che spesso i webmaster, così come anche io, spesso si sono chiesti.

Tecnicamente, quando ci sono relazioni tra siti web, quando si è proprietari di questi siti, si considerano queste relazioni come amministrative, ovvero si è l’amministratore di questi siti. Si possono quindi controllare tutti i link che ci sono su questi siti. Si possono controllare i contenuti presenti su questi siti. Magari ci sono anche dei sotto domini (domini di terzo livello) oppure si hanno diverse proprità associate ad un unica attività di business.

Google, nell’ultimo decennio, ha speso molte energie per cercare di capire che tipo di relazioni amministrative ci siano tra siti web, sia per aiutare gli stessi webmaster e a volte per evitare di dare lo stesso peso a link provenienti da tali siti piuttosto che ad altri. Questo perché, soprattutto se si tiene presente il link graph (che sempre più ha dato forma al Knowledge Graph) piuttosto che alla relazione tra siti web, è facile capire come link che un sito riceve da altri siti controllati dallo stesso webmaster dovrebbero avere molto minor peso rispetto a link che sono completamente naturali, e che provengono da siti (quindi sono link editoriali) interamente controllati da altri individui, non essendo quindi qualcosa controllata da una sola persona.

Link tra siti correlati – Ciò che c’è di buono

A volte capita però che Google voglia premiare coloro che hanno link da risorse dello stesso webmaster, e che vogliano dare valore a più siti dello stesso owner. Altre volte invece si vuole dire a Google che si posseggono diversi siti web, e quindi di distribuire autorevolezza tra questi siti.

Un esempio può essere Ebay, oppure Amazon, che hanno siti web negli USA, oppure in Italia, e che magari vogliono entrare in un nuovo stato (con un nuovo dominio, ed una nuova estensione di dominio). Se si vuole che il sito appena aperto si posizioni bene allo stesso modo, senza dover ricominciare tutto da capo, è utile in questo caso passare valore anche al sito creato per la nuova zona geografica. E’ utile in questi casi passare un po’ di link equity, al fine di far capire a Google che un sito è autoritativo.

La stessa cosa succede a volte in scala ridotta, soprattutto tra sotto-domini. Si vedono spesso infatti blog che vengono gestiti su sotto-domini, in quanto questa è la soluzione più semplice da un punto di vista di developers e sviluppo del sito. Se si vuole che questo blog (o comunque il sotto dominio) riceva la stessa autorevolezza del dominio principale, è necessario quindi linkare al sotto dominio dal sito. Spesso è comunque il motore di ricerca (Google innanzitutto) a decidere se dare o meno autorevolezza al blog o al sotto dominio.

Ciò che il webmaster del sito può fare, in ogni caso, è comunicare a Google che il sotto dominio è associato con il dominio principale, in questo modo tentando di posizionare meglio anche il sotto dominio (come anch’io sto cercando di fare con questo, a mio parere utile, dizionario seo).

Lo stesso accade con siti tradotti in più lingue (che dovrebbero quindi utilizzare gli attributi rel=”alternate” per le lingue, che comunicano la non “duplicità” di un sito (in lingua) piuttosto che un altro. Nel caso in cui i siti tradotti in lingua siano su domini o sotto domini differenti, si può voler comunicare a Google che sono comunque parte di uno stesso, grande, progetto per il quale si sono impiegate risorse a produrre un sito principale ottimizzato.

Altri punti interessanti sottolineati dal video seo di Moz riguardano l’autore dei contenuti, che si ripercuote più (secondo Moz) per lo più a livello di pagina. E’ sicuramente un dato di fatto che l’autore dei contenuti (e quindi l’identità del Webmaster – all seeing eye allo stato puro) stia diventando un tassello con sempre maggiore peso per il posizionamento, e Google stia lavorando sempre più sull’individuazione di tali autori.

L’aspetto “negativo” dei siti web “correlati”

Ogni stessa medaglia ha sempre le sue due facce. Ecco quindi spiegato l’impatto e i lati negativi che (lato seo) potrebbe avere la relazione amministrativa di più siti di uno stesso webmaster.

Uno dei principali problemi (come spiegato da Moz) è quello che diminuisce la link equity (o link juice, o page rank, tutti termini diversi ma che, probabilmente, portano allo stesso significato). Ovvero, i link che puntano da un sito ad un altro dello stesso autore (o webmaster, o proprietario) non avranno sicuramente lo stesso impatto che un link proveniente da una risorsa esterna e autorevole potrebbe avere. Ovviamente, se Google sa che gestiamo più siti, è lecito voler passare meno valore a link che provengono dallo stesso autore. Ecco perché molti “black hat seo” (termine che provoca spavento o.O) cercano di non far conoscere e di nascondere le relazioni tra i loro siti web, proprio perché non vogliono essere scoperti da Google, che abbasserebbe il valore dei link tra i loro siti.

Inoltre, in casi come questi, potrebbe sorgere in Google l’ipotesi che i link tra siti siano parte di uno schema di link a siti tutti linkati tra loro. E questo potrebbe essere un cattivo segnale, in alcuni casi anche penalizzato da strani algoritmi animaleschi con nomi innocui.

Inoltre (sempre da Moz) arriva la comunicazione di un nuovo fenomeno in Google: la penalizzazione a volte segue i webmaster per tutto il web. Ci sono casi in cui alcuni webmaster, frustrati per le penalizzazioni che hanno ricevuto, decidono di ricominciare tutto da capo, su un nuovo dominio. Ironicamente, le penalizzazioni seguono il sito (e il webmaster) anche sul nuovo dominio, anche nel caso in cui tutti i backlinks sono stati rimossi. Anche se è stato cambiato l’URL, e tutto il resto.

Come fa Google a sapere tutte queste cose in una volta sola (domanda banale)?

C’è una domanda che ciascun webmaster si può chiedere e che può aiutare a stabilire problemi, cause e soluzioni.

Creando relazioni tra siti si può essere agevolati (si aiuta l’utente a navigare tra siti simili, etc.) oppure si può essere in qualche modo penalizzati?

Focalizzando su questa semplice domanda, e capendo alcuni dei segnali e fattori di posizionamento che Google utilizza, si possono utilizzare tali informazioni a proprio vantaggio.

Ovviamente non si conoscono tutti i fattori di posizionamento. Ma alcuni sono noti. Per quanto riguarda la privacy del sito, Google ha di solito dato conto a cose quali il proprietario del sito (Whois), piuttosto che l’hosting e il server del dominio, l’indirizzo IP ed altre statistiche facilmente visibile grazie ad alcuni tools reperibili gratuitamente online.

Uno di questi, consigliato da Moz, è SpyonWeb, ma ne esistono sicuramente altri altrettanto validi.

Su SpyOnWeb è possibile capire tutte le relazioni che un sito web ha con altri siti (probabilmente dello stesso network). SpyOnWeb controlla siti che hanno lo stesso indirizzo IP, oppure gli stessi tracking codes (Analytics, Adsense etc.) Ovviamente questo non basta, ed esistono strumenti sicuramente migliori. Ma questo è un buon inizio per investigare sul web, anche per conoscere i propri competitors 😉

Un altro fattore che potrebbe influire negativamente sulle relazioni amministrative tra siti si può avere nel momento in cui si hanno molti siti che mandano link l’uno all’altro. In questo caso, Google ha una lista completa di tutti i link presenti sul web, e quindi, in maniera relativamente semplice (attraverso analisi statistiche e matematiche) è possibile stabilire quali siti siano collegati (attraverso schemi) tra loro, e che tipo di controllo vi sia tra siti. Tutte queste informazioni sono comunque pubblicamente visibili, quindi sicuramente e a maggior ragione a Google (che di tutte queste informazioni pubbliche possiede tra l’altro una grande fetta).

 Segnali “Soft” (o meno)

Alcuni segnali che spesso non vengono presi in considerazione dai webmaster possono essere considerati segnali “soft”.

Quando ad esempio il contenuto di un sito è simile al contenuto di un altro sito, questo potrebbe essere un forte segnale che Google riceve per stabilire che probabilmente i due siti siano identici. Altri fattori che potrebbero essere analizzati sono il registrante del dominio, oppure il codice di Google Analytics, che potrebbero determinare se un sito è stato copiato da un altro (scraping).

Quindi, se si sta spostando un sito su un’altro dominio soltanto per evitare penalizzazioni, probabilmente sarà un lavoro inutile a meno che non si cambino contenuti e immagini (almeno in parte). Anche le immagini infatti, se ad esempio sono su due diversi hosting ma su siti con contenuti molto simili tra loro, possono significare che il webmaster che gestisce i siti sia lo stesso, e quindi la penalizzazione verrebbe trasferita da un sito web ad un altro.

I CSS, inoltre, potrebbero essere un segnale che due siti web sono gestiti da una stessa persona (ad esempio se si utilizzano gli stessi CSS per molti siti, con contenuti simili, si potrebbe correre questo rischio).  Lo stesso vale per i Javascript.

Come riferisce Moz, anche segnali quali una identica pagina dei contatti possono essere sintomi che due siti siano la stessa cosa, collegati l’uno all’altro.

Altri segnali potrebbero essere i siti multilingua, che dovrebbero essere gestiti con attributi rel=”alternate” per le lingue. Oppure l’autore dei contenuti, o altri segnali.

In linea di massima è difficile nascondere questi segnali a Google, che ha un database così ricco di informazioni che è difficile ingannare. A volte però, gestire bene i rapporti tra questi siti diversi tra loro ma con relazioni forti che ne indicano la qualità e l’originalità, può aiutare nel posizionamento.

Un ottimo corso seo di Moz, che permette di capire qualcosa di più sulle relazioni tra siti.

Spero che questa rielaborazione dell’articolo possa essere utile anche a quei webmaster italiani che si occupano di seo in Italia.

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