Content marketing: cos’è e come farlo nel 2020

In ogni strategia di web marketing, il content marketing risulta oggi più che mai imprescindibile, al punto che nell’ultimo decennio il comparto dell’advertising off-line ha attraversato una forte crisi. Di cosa si tratta, però, nello specifico?

Cos’è il Content Marketing?

Ecco una definizione di content marketing.

Quando si parla di marketing dei contenuti, si fa esplicito riferimento alla creazione e alla condivisione di contenuti, il cui scopo primario consiste nell’acquisire nuovi clienti e nel fidelizzare gli aficionados.

I contenuti del content marketing sono i più disparati: si va dagli articoli ai tutorial, dai filmati alle infografiche, senza dimenticare webinar, eventi di settore, e-book ed altri ancora che verranno presentati con il prosieguo di questo articolo.

In sostanza, con il content marketing, le aziende non si pongono l’obiettivo di vendere in maniera diretta, ma di informare i nuovi clienti e quelli acquisiti, dando luogo ad una relazione proficua da ambo le parti che risulti quanto più duratura possibile.

Perché il content marketing è importante e fa fare ROI?

Le tecniche di marketing tradizionale, con il passare degli anni, si sono dimostrate poco fruttifere. Viviamo nella società dell’informazione e veniamo continuamente bombardati da messaggi pubblicitari provenienti dai mezzi di comunicazione tradizionale (radio, tv, stampa, cartellonistica) e dal mondo del web (banner, pop-up, video-spot).

Il sovra-stimolo sensoriale è un dato di fatto: il più delle volte, il target si dimostra del tutto indifferente nei confronti dei contenuti a lui indirizzati. Non li nota nemmeno, perché la soglia dell’attenzione si è abbassata notevolmente. Inoltre, le barriere erette dai consumatori si sono fatte più selettive: le black-list o Adblock sono i primi esempi che vengono in mente quando si fa riferimento ai messaggi pubblicitari online, giudicati troppo invasivi.

Si pensi ai pop-up, ai banner, ai video che partono in riproduzione automatica. Il cambio canale o di stazione radiofonica o ancora il “Non ho tempo”, quando si è disturbati a telefono, sono le soluzioni difensive maggiormente adottate a livello off-line. Sta di fatto che la creazione di contenuti di qualità che emergono in questo mare magnum di messaggi è un valore aggiunto per chi li crea.

Ad esempio: la ricerca di contatti telefonici, la telefonata giudicata fredda e spesso molesta, quando si ha l’intento di vendere a tutti i costi, oggigiorno viene giudicato superato come approccio.

Comporta una perdita di tempo e di energie tutt’altro che indifferente. I lead, quando vengono generati in questo modo, si dimostrano il più delle volte di bassa qualità e con scadenti possibilità per le imprese di centrare il loro obiettivo. Senza dimenticare che il brand ne risente negativamente in termini di reputazione, soprattutto per via dell’associazione istantanea connessa all’eccessiva intrusività.

Ecco perché il content marketing è allo stato attuale delle cose un’ottima risorsa per le imprese, intenzionate a crescere passo dopo passo nel corso del tempo.

Come usare il content marketing in azienda?

Per le aziende che fanno content marketing, però, non c’è solo in ballo il cliente; anche se è vero che la figura di quest’ultimo ricopre un importanza unica, visto che è lui a decidere le sorti del business aziendali.

Le imprese che puntano forte sul content marketing lo fanno anche per aspetti attinenti alla brand awareness, alla lead generation e alla customer retention.

Analizziamo in rapida carrellata cosa vogliono dire i tre concetti in questione, in relazione al content marketing.

Content marketing e brand awareness

“Content is king”. A metterlo in evidenza era Bill Gates nel lontano 1996. Contenuti originali, ben pianificati e in grado di apportare valore aggiunto al diretto interessato sono sinonimo di vantaggio competitivo e contribuiscono ad aumentare la notorietà del marchio, assicurandogli un’eccellente reputazione.

Inoltre, per ciò che concerne le informazioni, queste giocano di sicuro un ruolo strategico su Google e sui motori di ricerca, per il semplice motivo che migliorano il posizionamento SEO del brand.

Content marketing e lead generation

La produzione di contenuti di alto livello qualitativo per i clienti costituisce un’eccellente strategia per le realtà imprenditoriali che, pur non potendo contare su un budget particolarmente cospicuo, non intendono in alcun modo rinunciare all’acquisizione di nuovi lead e al consolidamento dei legami con gli acquirenti più fedeli. Metaforicamente parlando, il content marketing ricopre il ruolo di un ponte su un corso d’acqua che consente alle imprese di creare un collegamento con tutti coloro che palesano un dichiarato interesse nei confronti del brand.

La strategia in questione, però, non produce risultati quasi mai in modo imminente, ma nel corso del tempo. Non bisogna avere fretta di acquisire a tutti i costi subito i lead tramite strategie spinte di content marketing. Bruciare le tappe non sortirebbe infatti l’effetto tanto sperato. Affinché funzioni a regola d’arte, è bene che il marketing dei contenuti risulti perfettamente integrato in un piano strategico ben strutturato.

Di soluzioni per utilizzare in modo efficace i contenuti nella lead generation ce ne sono davvero innumerevoli. Ecco alcune di quelle maggiormente adottate. Nel gergo del marketing, sono note come esche.

Contenuti e Social Network

I social network sono oramai lo strumento di comunicazione più diretta per un’impresa. Infatti, è impensabile che chi fa business non abbia una consolidata presenza sulle principali reti sociali. Creare un contest ha ad esempio il vantaggio di attirare una miriade di utenti curiosi. Al tempo stesso, cresce drasticamente anche la soglia di attenzione per la pagina social. Creare lead, di fatto, con Facebook, Twitter, Instagram e LinkedIn è molto più semplice di quanto si possa credere.

Video Content Strategy e Youtube

I video, specie se caratterizzati da un taglio professionale e da un forte impatto emotivo, permettono alle aziende di generare lead: un buon filmato, prima di tutto, deve essere sintetico. Gli internauti non amano perdere tempo quando navigano online. In massimo 90 secondi, occorre mettere a punto video di alta qualità che lascino qualcosa nella mente degli spettatori: che sia un’emozione, un ricordo positivo, immagini o colori, beh … l’importante è che faccia da apripista.

I tutorial sono oggigiorno molto di moda, perché trasferisce conoscenza in un più vasto processo di formazione della clientela. Noti come how to o più semplicemente come guide, vanno per la maggiore tra gli internauti, alla ricerca di una soluzione concreta per risolvere un problema. Spiegare come si fa una cosa mediante una guida step by step si conferma tuttora una delle migliori opzioni per la generazione di lead.

Lead Magnet: cosa sono e come funzionano

L’importanza del Content Marketing per le aziende è evidente anche grazie ai Lead Magnet, vale a dire l’ottenimento di un benefit che può essere un report, una checklist o un e-book, a fronte della compilazione di un form con i dati personali.

Come già anticipato, gli e-book assumono un ruolo da assoluto protagonista quando si tratta di content marketing ed il 2018 è stato l’anno dei record.

Stando ad una ricerca condotta da PricewaterhouseCoopers, società del Regno Unito specializzata in materia di consulenza strategica e di revisione di bilancio, i ricavi totali provenienti dalla vendita di e-book hanno toccato quota 8,7 miliardi di dollari. Vi sono inoltre stime, secondo le quali solo negli Stati Uniti d’America, il numero di lettori di libri in formato digitale dovrebbe attestarsi attorno ai 112 milioni. Per questo motivo, si può facilmente intuire come la creazione degli e-book possa rivelarsi una strategia altamente efficace in riferimento al binomio indissolubile tra content marketing e lead generation.

Al fine di poter ultimare il loro download, gli utenti dovranno necessariamente inserire in un apposito form dati personali che costituiscono per qualsiasi impresa un’informazione preziosa. Chiaramente, è bene che l’utilizzo dei dati degli acquirenti sia consono.

Sulla stessa falsariga di quanto detto in rapporto agli e-book, anche il lancio di un webinar, ossia di una conferenza web, può rivelarsi una mossa più che mai intelligente da parte delle aziende, a patto che sia in grado di apportare un effettivo valore aggiunto ai diretti interessati.

Questi ultimi, infatti, saranno lieti come non mai di dare le informazioni personali ed i recapiti a patto che l’impresa assicuri una formazione pratica che includa tutti i casi concreti di applicazione dell’oggetto o dell’argomento della conferenza web. Apprendere concetti unici, standosene seduti al pc, è un fenomeno in costante espansione.

Non è forse questo un caso innovativo di lead generation? Certo che lo è. E non solo per via dell’utilità del contenuto, ma anche per la preziosa opportunità che l’utente ha di interagire con l’esperto di turno.

Affinché l’iniziativa sia di successo per l’impresa o meglio, al fine di acquisire lead, è bene porre le domande giuste nella pagina di registrazione. Domande specifiche, non eccessive in termini di numero. In questo modo, capire quello che vogliono i partecipanti risulterà più immediato.

Di fatto, mettere a punto un funnel strategico in relazione alle loro esigenze permetterà all’azienda di andare a colpo sicuro.

In termini di content marketing e di lead generation, utilissima è anche la creazione di eventi settoriali. Il loro tratto distintivo risiede nel fatto che riescono a bypassare il gap che intercorre tra l’online e l’off-line, dando alle realtà aziendali l’opportunità di conoscere in maniera più approfondita i clienti potenziali (di sicuro, più di quanto possano fare le reti sociali o le e-mail).

Content marketing e customer retention del brand

Non c’è alcun dubbio che per le aziende, l’acquisizione di nuovi clienti costituisca una tappa decisiva per la loro crescita.

Tuttavia, anche la fidelizzazione, nell’ottica dell’incremento della customer retention del brand, gioca di sicuro un ruolo importantissimo. Sono infatti innumerevoli gli studi effettuati sia dalle università che dalle società di consulenza, secondo cui la customer loyalty garantisce complessivamente un valore notevole per il business.

Bain & Company, affermata società di consulenza strategica statunitense, al punto da essere stata considerata per anni come la “best firm to work for” (la migliore azienda presso cui lavorare), sottolinea come con il semplice incremento di 5 punti percentuali della customer retention, si registri una crescita dei profitti variabile dal 25% al 95%. Non male.

Anche la rinomata Harward Business Review evidenzia come il processo di acquisizione dei nuovi clienti possa costare fino a ben 25 volte di più, se lo si paragona alla fidelizzazione della quota attuale dei clienti.

Per dirla con parole più semplici, le ricerche evidenziano che per un’azienda occorrono meno sforzi per mantenere i vecchi clienti rispetto ad acquisirne di nuovi. I clienti affezionati ultimeranno non solo più facilmente un acquisto rispetto ai nuovi, ma il budget investito può rivelarsi addirittura superiore di 1/3 rispetto a chi acquista per la prima volta presso la stessa realtà imprenditoriale.

Insomma, è palese che i clienti già acquisiti necessitano di sforzi inferiori e, soprattutto, assicurano un maggiore ritorno in termini economici. Per questo motivo, le aziende hanno tutto l’interesse di consolidare relazioni proficue e di lungo periodo con gli aficionados, piuttosto che tuffarsi, quasi lanciandosi nel vuoto, alla ricerca di nuovi clienti.

E non è azzardato asserire che di strategie più efficienti del content marketing per la creazione di relazioni durature, forse, non ne esistono.

In che modo, quindi, le realtà aziendali possono fidelizzare i clienti con il marketing dei contenuti?

Tra le modalità meritevoli di attenzione, vale la pena citare:

  1. Fornire motivi validi affinché i clienti stabili possano interagire di continuo con l’azienda, specie per quanto riguarda i canali di comunicazione, come il sito internet, il blog, le piattaforme social o via e-mail.
  2. Far sì che il marchio apporti valore aggiunto, bypassando il classico schema, focalizzato a 360 gradi sulle vendite. Il content marketing non deve assolutamente convincere il cliente ad effettuare l’acquisto a tutti i costi. Non trattandosi di uno strumento di vendita, in quanto vorrebbe dire banalizzarlo, il marketing dei contenuti deve suscitare un interesse genuino, in linea con le esigenze dei clienti e con il loro stile di vita.
  3. Dialogare con il cliente, affinché dia suggerimenti utili all’impresa in materia di interpretazione dei gusti: in questo modo, qualsiasi impresa può contare sulla vantaggiosa opportunità di mantenere la sua offerta e le proposte commerciali presenti a catalogo, sempre in linea con ciò che il mercato richiede. Un’offerta fresca, al passo coi tempi e di interesse fa sì che il conto economico di qualsiasi operatore protagonista nel mondo del business, risulti sempre in verde e mai in rosso.

L’impresa che intende avvantaggiarsi dal connubio content marketing e customer retention dovrebbe applicare con coerenza massima i suddetti principi. Un contenuto che si colloca come valida soluzione per un problema di un cliente o gli assicura la possibilità di aggirarne le difficoltà, costituisce un ottimo motivo per cui puntarci forte. Lo stesso, se il contenuto è in grado di coinvolgere quanti più clienti possibile. Idem, se è divertente ed è in grado di strappare una risata o ancora se fa riflettere e ci sono tutti i presupposti per poterlo condividere.

Aumentare la customer retention è, pertanto, possibile in vari modi. Tra i più utili, è opportuno segnalare la condivisione di un post del blog aziendale, il rilascio di commenti sotto un video, il fare le giuste domande, affinché la conversazione sia ben indirizzata verso i punti focali, ideare soluzioni creative per ricompensare i clienti, creare una community, dove gli aficionados possano scambiarsi pareri e fornire ottime dritte all’azienda.

Tirando le somme, veder incrementare gli utili in rapporto alla crescita della customer retention è una delle sfide a cui chi fa business oggi non può proprio più sottrarsi. Gran parte dei risultati passa proprio dalla fidelizzazione dei clienti mediante efficienti strategie di content marketing.

Perché fare content marketing?

Di motivazioni per cui sia opportuno puntare sul marketing dei contenuti, le aziende ne hanno davvero a iosa. Mettiamo in evidenza, a mo’ di lista, quelle che sono le più utili, almeno secondo il nostro punto di vista:

  • Promozione del brand a 360 gradi: i contenuti, disponibili in un vasta gamma di formati, e postabili su diversi canali di comunicazione, apportano vantaggio competitivo all’azienda e visibilità al brand. Il tutto senza quel tipico taglio commerciale che tanto va di moda quando la vendita è sfacciatamente evidente.
  • Non vi sono elevati costi da fronteggiare, specie in termini pubblicitari.
  • Garantisce una forte differenziazione dalla concorrenza. Se i clienti percepiscono in tempi immediati dove risiede il vantaggio competitivo dell’impresa, la comunicazione risulta ottimizzata. I clienti sapranno cosa propone di così tanto speciale quella determinata attività imprenditoriale. Aspetti che magari i competitor, oggigiorno sempre più agguerriti, ancora non hanno.
  • Cura del cliente in tutte le singole fasi, da quanto è un semplice individuo che cerca informazioni in linea con il core business aziendale al cliente potenziale, dal cliente fisso all’aficionados, fino ad arrivare ai fan e agli opinion leader.
  • Assicura un certo valore, grazie all’effort moderato in termini di budget. Tuttavia, i risultati sono di sicuro più rilevanti rispetto ad altre tattiche di lead generation. Basti pensare a Google Adwords o ancora a Facebook Ads, tanto per fare due nomi.

Come fare un piano di content marketing?

Qualsiasi marketer sa che la realizzazione di un piano di content marketing è un processo, i cui risultati vanno necessariamente considerati nel medio-lungo termine e, soprattutto, letti in rapporto alla strategia. Solo in questo modo, la misurazione dei risultati e il monitoraggio del ROI sarà completo.

I marketer, pertanto, nel momento in cui strutturano un piano di content marketing, farebbero bene a porsi tre quesiti, affinché i risultati finali siano più che mai soddisfacenti.

  1. Quali sono i vantaggi effettivi che il piano di marketing può garantire al business aziendale?
  2. A chi si rivolge? O più precisamente, qual è il target o la nicchia di mercato che si intende conquistare?
  3. In che modo coinvolgere il target?

Rispondere in maniera netta ai suddetti quesiti, vorrà dire aver messo a punto un piano di content marketing pianificato in modo preciso, vista la presenza di specifiche attività da seguire. Queste ultime vanno inserite all’interno di un calendario editoriale, dove giorno dopo giorno vengono decisi i temi da affrontare, le parole chiave che devono comparire e i link dove chi legge i contenuti ha la facoltà di effettuare tutti gli approfondimenti del caso.

Di conseguenza, i passaggi chiave che vanno affrontati nella stesura del piano di content marketing sono i seguenti:

  1. Definire gli obiettivi: nel mondo del business, tutto passa da obiettivi. Dov’è che il piano di content marketing può portare l’impresa di turno? I marketer con maggiore esperienza, specie nel campo della lead generation, possono stimare meglio la percentuale di riuscita, stabilendo quanti contatti occorrono orientativamente, per centrare appieno gli obiettivi prefissati.
  2. Analizzare a fondo il mercato per poi definire il target o la nicchia da approcciare
  3. Selezione dei canali di comunicazione: i contenuti devono sì essere eccellenti per qualità. Tuttavia, se la distribuzione si dimostra essere inefficiente, vale a dire qualora il target non risulti inquadrato appieno, ne conseguono tutta una serie di problemi. I social network, in questo campo, si dimostrano un canale di comunicazione di natura push. Di converso, Google e i motori di ricerca sono ottimi strumenti di tipo pull. Nel Business to Business, LinkedIn si conferma ottimo alleato, per il semplice motivo che nel campo della lead generation si rivela, a detta dei più affermati marketer, ben 3 volte più performante di Facebook e di Twitter. Come mai? Genera lead e traffico altamente qualificato. Va detto poi che nel Business to Business, le strategie di numerose aziende privilegiano investimenti di natura advertising, in modo limitato ai canali digitali. Si sperimentano, di fatto, nuove piattaforme per incrementare il target di riferimento e per migliorare la brand awareness. Nel Business to Business, è sempre più di moda focalizzare l’attenzione sugli editori che hanno a cuore i canali digitali alternativi. Questi, infatti, hanno maggiori competenze in materia di social network e di indicizzazione su Google. Per selezionarli, è opportuno controllare quanto traffico generano le loro testate online.
  4. Scelta degli strumenti da impiegare
  5. Realizzazione del calendario editoriale
  6. Ricerca delle keyword, in relazione alle query digitate dai clienti effettivi e da quelli che, almeno potenzialmente, potrebbero nutrire un certo interesse nei confronti dell’offerta dell’impresa.
  7. Ottimizzazione del ROI: dopo aver definito le parole chiave in relazione agli argomenti che suscitano un certo interesse, si rivela fondamentale monitorare le prestazioni delle campagne. Queste hanno dati oggettivi che possono essere tenuti sotto controllo, ricorrendo ai più comuni tool nel campo del marketing automation, del tracking e dell’analytics. Se le cose, specie in fase iniziale, non proseguono per il verso giusto, è utile effettuare in corso d’opera le varie modifiche, in modo da ottimizzare il risultato. Creare un archivio dei contatti, personalizzare gli invii in rapporto al percorso di visita al sito internet e monitorare l’interesse di ogni azione è cosa fattibile grazie ad innovativi tool nel campo del marketing automation.

Le 5 W nel content marketing

L’infallibile regola giornalistica delle 5 W trova perfetta applicazione anche nel ramo del content marketing, al fine di ottimizzare il ROI.

Nel dettaglio:

Who: a chi scrivo

Chi sono le aziende che possono impegnarsi a fondo nella creazione di contenuti originali, creativi e che diano valore aggiunto? La risposta al suddetto quesito si dimostra estremamente semplice: tutte. Potenzialmente, il marketing aziendale e la comunicazione esterna sono leve che qualsiasi realtà aziendale può sfruttare al meglio e in maniera distintiva.

Why: perché scrivo

perché il marketing dei contenuti si rivela sempre e comunque positivo per ciò che concerne il business aziendale? Una corretta content strategy presenta tre vantaggi indifferenti che il mondo delle imprese non può fare a meno di lasciar passare in secondo piano.

Il primo è che il content marketing fa sì che i diretti interessati si informino. Una volta prodotti i contenuti, questi vanno ottimizzati. Se di natura digitale, ad esempio, il posizionamento SEO è fondamentale.

Di strategie di web marketing che fanno sì che i contenuti scalino posizioni su Google ce ne sono davvero un’infinità: ciò che, però, conta è che la progettazione di questi contenuti apporti valore aggiunto a chi ne fruisce.

Che siano informazioni nuove o coinvolgenti, ne consegue che il business aziendale ha tutto per trarne vantaggio. Il secondo, a cui si è appena accennato, è il posizionamento SEO: contenuti ottimizzati, connesso a precisi argomenti, fanno sì che gli internauti possano trovare al volo ciò che cercano, vale a dire le informazioni pertinenti.

E se queste ultime le fornisce una specifica azienda, di conseguenza non verranno fornite da altre: quest’impresa godrà di esclusività in termini di fonti e sfrutterà a suo beneficio il cosiddetto vantaggio competitivo. La concorrenza, perciò, finirà per ritrovarsi spiazzata.

Infine, il terzo ed ultimo aspetto positivo del perché le imprese dovrebbero puntare sul content marketing è il raggiungimento di obiettivi prefissati, siano questi di vendita o di lead.

What: cosa scrivo

Quali sono nel complesso i tipi di contenuto in grado di destare maggiore interesse tra i lettori?

Molti li abbiamo già descritti: tra quelli che ultimamente stanno prendendo sempre più campo, segnaliamo i podcast, gli articoli, i brevi post sui social network, le recensioni, dove più che sulle caratteristiche ci si sofferma sui vantaggi, i case history e le newlettet.

Where: dove scrivo (e pubblico)

dove si rivela più redditizio distribuire i contenuti?

A seguito della creazione dei contenuti, è stata ultimata solo una parte di questo lavoro impegnativo. I contenuti vanno ora distribuiti. La scelta del canale dipenderà esplicitamente dal target di riferimento. Facebook, Twitter, LinkedIn e Instagram, tanto per fare alcuni nomi, sono ambienti dove vivono miliardi di persone. Ergo, sfruttarli al meglio, almeno potenzialmente ha come significato primario la possibilità di comunicare con il mondo.

Non ci sono, però, solo i social network. Anche il sito internet, canale ufficiale di comunicazione di qualsiasi impresa, deve essere impiegato al meglio. Lo stesso dicasi per il blog aziendale, per le community e per i forum.

When: quando scrivo (e pubblico)

quando è opportuno pubblicare i contenuti?

Cosa dire in relazione alla scelta del timing di pubblicazione dei contenuti? L’intento resta quello di intercettare la fetta più larga possibile del target a cui l’impresa intende comunicare. Gli orari di pubblicazione vanno messi nero su bianco nel piano editoriale. Mai poi essere ripetitivi.

Il contenuto “X”, pubblicato su Facebook, non va mai postato su Twitter o su LinkedIn, perché finirebbe inevitabilmente per appesantire la lettura dei follower e degli aficionados.

Meglio, perciò, adattare i contenuti alla piattaforma social. Di questo passo, se i contenuti per i blog e per i siti internet, necessitano di tempi più o meno bassi, lo stesso non si può dire per l’infografica che ha il dono della sintesi. Per progettarne una come si deve, i copywriter e gli addetti al marketing devono impegnarsi più a fondo. E a maggiore impegno corrisponde naturalmente più tempo.

In definitiva, la nota regola delle 5 W, se applicata al content marketing, può apportare benefici validi. Poco ma sicuro!

Come trovare idee per contenuti?

Per chi lavora nel ramo del marketing, specie se nel comparto creativo, può apparire un paradosso essere a corto di idee in materia di ricerca di contenuti interessanti. L’assenza di ispirazione è una problematica con cui può capitare di confrontarsi in talune fasi.

Detto ciò, in relazione a come trovare idee per contenuti, il segreto sta nel saper selezionare le fonti dove reperire quei contenuti originali che hanno tutti i presupposti per diventare virali.

Google Trends si dimostra il non plus ultra, dandoti tutto l’aiuto che ti occorre, dato che è in grado di effettuare una dettagliata analisi sulle query più ricorrenti e sui contenuti più ricercati che si trovano nella prima pagina del motore di ricerca per antonomasia.

Lo step successivo verte tutto intorno all’analisi dei blog e dei siti internet in linea con il settore in cui agisce quella data impresa. Urge esaminare gli argomenti rilevanti. Imprescindibile è chiaramente la consultazione di fonti estremamente affidabili ed autorevoli. In questo campo, la conoscenza delle lingue risulta requisito fondamentale per non limitarsi a consultare solo ed esclusivamente le fonti nazionali.

Oltre a Google, poi c’è Youtube, portale di video sharing leader. Dare un’occhiata ai video del momento, attinenti al comparto dell’impresa, si dimostra il più delle volte scelta oculata. Se c’è un posto dove i contenuti possono essere potenzialmente virali e dove si possono prendere in esame nuove tendenze, questo è di sicuro Youtube.

Non c’è solo l’universo online come fonte da consultare per trovare argomenti meritevoli di approfondimento. I libri, i giornali e le riviste costituiscono una fucina di informazioni da non trascurare. Non sono forse queste ottime fonti di ispirazione?

Restando invece nel ramo online, Google Alert può dare una grossa mano, in materia di rilevamento dei contenuti e di creazione degli avvisi. Feedback positivo lo meritano anche Ubersuggest e Buzzsumo.

Il primo è uno strumento freeware, la cui mission di fondo è incentrata sul ricercare, analizzare e generare le parole chiave per un’accurata strategia di content marketing. Se d’altronde i blogger e i web marketer considerano questo SEO tool fondamentale nello svolgimento di mansioni quotidiane, di motivazioni concrete ce ne sono diverse: essere aggiornati sulle keyword che vanno per la maggiore su una determinata tematica, per poi comprendere i volumi di ricerca e per definire nero su bianco il piano editoriale, è cosa non da poco.

Il secondo è un’ottima soluzione di stampo software per qualsiasi attività di web marketing. Il nome è esplicativo: “buzz” in inglese sta per brusio o meglio voci in fermento, mentre “sumo” è il lottatore giapponese.

Dalla fusione di questi due termine viene fuori un campione di tutto ciò di cui parla l’opinione pubblica ed il popolo del web.

Ed è questo ciò che devono portare a termine i marketer che se ne servono: dapprima scandagliare la Rete ed, in seguito, setacciati gli argomenti che in quel determinato momento godono di maggiore popolarità, identificare i contenuti maggiormente condivisi sui social network in relazione all’argomento.

Poi, è la volta dell’identificazione degli influencer più autorevoli su quel tema. Successivamente, si analizzano i siti internet competitor ed infine si passa alla segnalazione di aggiornamenti e informazioni inerenti alle parole chiave in questione, compresi link, domini, nomi di marchi e di autori.

Si è fatto riferimento alla concorrenza. Ebbene, last but not least, va sempre presa in esame per cercare spunti interessanti. Mai copiare, però, quando si fa content marketing.

Differenze tra realtà B2B e B2C per ciò che concerne il content marketing

Sia le aziende B2B (Business to Business) che quelle B2C (Business to Consumer) fanno sempre maggiore affidamento su strategie di content marketing.

Occorre precisare però che nel primo caso le aziende comunicano ad altre realtà imprenditoriali, mentre nel secondo caso le imprese comunicano ai clienti. Per questo motivo, sia i contenuti pubblicati che i linguaggi adottati risultano inevitabilmente differenti.

Denominatore comune delle strategie di content marketing, sia se pianificate dalle imprese B2B che da quelle B2C, è rappresentato dal punto di partenza che in entrambe le casistiche è rappresentato dalla conoscenza del marchio, vale a dire quindi dalla brand awareness.

Tuttavia, il mondo B2B spinge molto sulla lead generation, ossia sulla creazione di contatti utili, facendo leva sul forte interesse che le aziende clienti (effettive o potenziali) potrebbero manifestare nei confronti dei prodotti o dei servizi proposti. In quest’ottica, LinkedIn si conferma la risorsa privilegiata per ciò che concerne le modalità di veicolare questi contenuti che, di natura, risultano prevalentemente “gated”.

Cosa vuol dire? Semplicemente, che la registrazione è una conditio sine qua non per poterne beneficiare. In relazione al linguaggio adottato, si predilige uno stile decisamente formale e contenuti specifici, a tratti tecnici. Mission di fondo della strategia di content marketing a livello di B2B verte sul dare risposte proattive e tempestive alle reali necessità delle imprese clienti. La massima aspirazione ruota tutta attorno al diventare leader di settore.

Nel B2C, le cose cambiano. Il punto di partenza è sempre quello della brand awareness, volta a informare il pubblico dell’esistenza del marchio. La massima aspirazione è portare il brand al cosiddetto livello di “top of mind”, vale a dire il primo della lista quando si fa riferimento ad un dato settore.

I contenuti, però, sono strutturati per puntare molto sull’engagement, vale a dire nel destare interesse nei confronti dell’audience, cercandone il massimo coinvolgimento e quante più condivisioni possibili.

In questo senso, il ruolo ricoperto dai commenti e dai social network è di cruciale importanza. Contenuti ad alto impatto emotivo hanno sempre successo e riescono a centrare quasi sempre l’intento che le aziende si erano preposte in fase iniziale, vale a dire convertire l’interessato in cliente mediante apposite call to action.

Queste ultime devono essere sintetiche ed esplicite: solo in questo modo, il diretto interessato potrà iscriversi alla newsletter di turno, a dare il suo like o il follower e ad effettuare l’acquisto, collegandosi al carrello.

Sia nel B2B che nel B2C, vendite, utili e fatturato ne traggono beneficio a fronte di strategie di content marketing ben riuscite.

Va detto, però, che nel caso delle realtà B2B, vista la complessità maggiore dei prodotti ed il minore appeal, il bravo ed esperto copywriter deve essere in grado di umanizzare l’offerta, optando su un taglio sì razionale, informativo e descrittivo, ma soprattutto chiaro.

I tecnicismi, che potrebbero rivelarsi piuttosto pesanti, devono essere compresi da tutti: solo in questo modo i clienti, che in questo caso sono aziende, avranno l’opportunità di giudicare allettanti le varie proposte commerciali delle imprese.

Conclusioni

In definitiva, per fare business e, in senso lato, per aumentare le vendite, un’ottima strategia di content marketing premia sempre l’azienda, in quanto ha la possibilità di conversare con il pubblico in maniera diretta, di ottenere lead, di migliorare la brand awareness e di suscitare l’interesse dei lettori.

Tuttavia, da solo il content marketing non sempre si dimostra sufficiente. Per questo motivo, è opportuno affiancarlo ad attività di SEO Marketing e più in generale di web marketing.

In questo modo, la generazione di traffico web utile, dovuta all’associazione con l’universo SEO, crea notevole interesse per i prodotti e per i servizi messi in commercio da quella data azienda e, al tempo stesso, consente al pubblico di trovare le informazioni pertinenti.

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