Cos’è il Black hat seo?

Cos’è il Black SEO?

SEO, Cos\\è il Black SEO

Per ciò che concerne le tecniche di seo content, occorre evidenziare che vi sono tutta una serie di tecniche scorrette di ottimizzazione che, da un lato, sono n grado di raggirare gli algoritmi di google e, dall’altro, riescono ad accelerare il raggiungimento delle prime posizioni sulle SERP del motore di ricerca per antonomasia.

Note come black hat SEO, sono in sostanza pratiche poco convenzionali che, però, negli ultimi anni si stanno rivelando meno efficaci del passato: gli algoritmi di google, infatti, si stanno facendo via via sempre più evoluti, riuscendo a riconoscere con sempre maggiore frequenza alcune delle tecniche che i seo specialist impiegano per posizionare in maniera ottimale siti web di spam, contraddistinti da contenuti di scarsa qualità.

Un caso particolarmente eclatante, ad esempio, si verificò nel 2006: Google estromise dalle sue SERP il sito internet ufficiale di BMW, perché erano state adottate tecniche di Black Hat SEO. La sua riammissione avvenne solo a seguito delle correzioni opportune.

Dopo gli aggiornamenti di Google Penguin e Panda, a essere presi di mira ed in seguito sanzionati furono i siti web dove si presentava il fenomeno di keyword stuffing, vale a dire un impiego eccessivo di parole chiave, portali con link spamming, dove gli anchor text contenevano keyword per nulla in linea con il contesto di riferimento, e infine piattaforme dove la link building era stata praticata in modo volontariamente manipolatorio.

Le penalizzazioni, di fatto, si traducevano semplicemente in una perdita di posizioni nelle SERP.

Perché si chiama Black Hat SEO?

SEO, Perché si chiama Black Hat SEO

Black Hat sta per ”cappello nero”: nei film western erano sempre i cattivi a indossarlo. I buoni, invece, si contrapponevano, indossando il cappello bianco. Questa metafora cinematografica è stata ripresa nell’ambito della SEO per indicare coloro che adottano tecniche poco etiche e difformi dalle linee guida suggerite da Google, in riferimento al posizionamento del sito web all’interno della SERP.

Quali sono le tecniche del Black SEO?

SEO, Quali sono le tecniche del Black SEO

Vi sono diverse tecniche di Black seo che hanno portato risultati importanti a coloro che ne hanno fatto abuso. Tuttavia, con l’evoluzione degli algoritmi di Google, la loro efficacia sta iniziando a venire meno.

Ecco alcune di quelle che tuttora vanno per la maggiore.

1. Acquisto dei pacchetti di link

Fino a poco tempo fa, in assenza degli update di Google, i SEO Specialist avevano la pessima abitudine di acquistare dei veri e propri pacchetti di link per scalare le posizioni sui motori di ricerca. Google ha sempre considerato appetibili sia le citazioni sia le menzioni. Con l’avvento di Penguin, la provenienza, la pertinenza e la qualità dei link ha iniziato a ricoprire una considerevole importanza strategica. Ragion per cui i SEO Specialist si sono ritrovati a dover effettuare una vera e propria pulizia dei backlink di livello infimo. Questi ultimi, al giorno d’oggi, non fanno altro che trascinare in basso nei risultati di ricerca i siti web a cui rimandano.

2. Contenuti di pessima qualità

SEO, 2. Contenuti di pessima qualità

Fino a pochi anni fa, contenuti scritti male, pieni di refusi grammaticali, tradotti da una lingua all’altra con il classico copia e incolla nell’interfaccia utente degli appositi programmi, erano in grado di arrivare alla tanto ambita prima pagina di google. Risultato? I lettori leggevano testi che non volevano dire proprio nulla, dove si registrava un sovra-utilizzo delle parole chiave. Talvolta, capita pure. Tuttavia, Google ha fatto passi considerevoli in avanti per quanto riguarda l’odiato fenomeno del keyword stuffing. Scalare posizioni con questa tecnica è quasi impossibile.

3. Acquisto di domini scaduti

SEO, 3. Acquisto di domini scaduti

Il ranking di un sito web passa inevitabilmente anche dai link in entrata. Inutile negarlo. Ecco perché molti SEO Specialist hanno optato in più occasione per l’acquisto di domini scaduti su tutta una serie di piattaforme, il cui avvento è avvenuto quasi con l’intento dichiarato di agevolare la diffusione di questa tecnica deprecabile: Expired Domains, GoDaddy e DomCop sono soltanto alcuni esempi calzanti al riguardo.

Il ricorso al redirect 301 a tutte le pagine web che puntano a un determinato sito internet ha pertanto l’obiettivo di completare il processo di acquisizione di ognuno dei backlink ricevuti. Tuttavia, grazie ad algoritmi che step by step si sono fatti sempre più evoluti, il motore di ricerca per antonomasia è stato in grado di beccare chi adotta queste pratiche scorrette. Ragion per cui, il ricorso a backlink di scarsissima qualità rischia di far perdere posizioni. Per vedere se il tuo siti web presenta backlink di scarsa qualità, vi sono diversi tool con cui bypassare il problema.

Majestic SEO, ad esempio, è uno di quelli che più vanno per la maggiore.

4. Inserimento di testi e di link nascosti

Fra le tecniche più vecchie di Black Hat SEO, una menzione speciale la merita quella dedicata all’aumento della keyword density. Se le parole chiave non vengono inserite nel testo in modo naturale, ma artefatto, nel momento in cui Google se ne accorge, scatta in automatico la penalizzazione. Stesso discorso per i link nascosti, contraddistinti dall’impiego di un colore identico a quello dello sfondo della pagina web.

Quali sono i rischi?

SEO, Quali sono i rischi

Un abuso delle tecniche di Black Hat SEO rischia di far finire nell’oblio un sito web. A seguito di interrogazioni di ricerca digitate dagli utenti, approdare al portale in oggetto diventa ardua impresa, perché ha perso posizioni. E la cosa rischia di rivelarsi un disastro: puoi essere anche il migliore nel tuo settore, ma se nessuno lo sa, finisci inevitabilmente per pagare dazio.

Ricorrere, pertanto, alle tecniche di Black Hat SEO non conviene più, perché le penalizzazioni messe in atto da Google sono sempre nascoste dietro l’angolo.

Utilizzare queste tecniche scorrette oggigiorno, quindi, non paga. Eppure alcuni SEO Specialist continuano a puntarci. Classico è l’esempio in cui c’ da spingere per il lancio di un prodotto o di un servizio sul mercato o ancora quando occorre liberare il magazzino dalle scorte indesiderate e si punta tutto su sconti e promozioni.

In questo caso, viene acquistato un dominio ad hoc per l’occasione: prima che Google identifichi ciò che si sta verificando e proceda con la penalizzazione del sito internet di turno, l’obiettivo di dare visibilità ai contenuti, trovatisi nelle prime pagine seppur per qualche giorno, è stato centrato appieno. Stesso discorso per il raggiungimento del maggior numero possibile di lead. Scattata la penalizzazione, si procede all’acquisto di un dominio nuovo che, analogamente con quanto fatto in precedenza, verrà impiegato per dare il via a una nuova campagna di advertising online.

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